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Patologie e trattamento

LE LESIONI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI:

 

DEFINIZIONE:

Le lesioni della cuffia dei rotatori possono essere di natura traumatica (caduta sulla spalla, sul gomito o sulla mano) oppure di natura degenerativa dovuta al fisiologico invecchiamento dei tessuti che rendono i tendini meno resistenti in eta’ avanzata.

Le lesioni possono essere parziali (solo una parte delle fibre sono interrotte) o totali, definite anche come rotture; le parziali possono essere a loro volte divise in articolari, bursali ed intratendinee.

 

DIAGNOSI: 

Per non ritardare il trattamento corretto e’ necessaria una diagnosi in tempi rapidi, il percorso diagnostico inizia con una accurata visita da un chirurgo ortopedico dedicato alle patologie della spalla che dopo aver eseguito la visita richiedera’ esami radiografici mirati ed una RM (almeno 1 tesla di potenza). E’ importante capire come una diagnosi ritardata o sbagliata puo’ compromettere anche in modo irreversibile il trattamento.

 

TRATTAMENTO: 

La quasi totalita’ delle lesioni della cuffia dei rotatori puo’essere trattata in modo mini-invasivo in artroscopia ovvero con 3-4 incisioni di circa 1 cm, questa tecnica permettera’ di evitare le grandi incisioni che si utilizzavano alcuni anni fa; l’artroscopia ha un ovvio vantaggio estetico ed inoltre determina meno dolore e permette una maggiore precisione chirurgica.

 

Nell’ambito delle rotture della cuffia dei rotatori ne esistono alcune (circa il 10%) definite irreparabili o parzialmente reparabili, ovvero a causa della retrazione dei tendini rotti e della scarsa qualità dei muscoli coinvolti non e’ possibile eseguire una riparazione. Da circa tre anni queste rotture vengono trattate con una tecnica innovativa definita “BALLOON”. 

Si impianta nella spalla un piccolo palloncino (balloon) che ha la funzione di vicariare i tendini della cuffia dei rotatori non piu’ funzionanti. Tale tecnica e’ ancora oggetto di studio tuttavia i risultati a 3 anni sono molto incoraggianti. Questa tecnica permette, in casi selezionati, di evitare interventi più invasivi, come una protesi inversa o un transfer del gran dorsale.

 

Dopo l’intervento i pazienti indosseranno un tutore per circa 1 mese, per rispettare la guarigione biologica dei tessuti riparati, e successivamente inizieranno la riabilitazione con un terapista della riabilitazione dedicato alle patologie della spalla, tale percorso dura di norma dai 3 ai 6 mesi.

 

 

LA TENDINOPATIA CALCIFICA:

 

DEFINIZIONE:

La Tendinopatia Calcifica della cuffia dei rotatori e’ una patologia ad eziologia ignota, piu’ frequente nei pazienti diabetici e fumatori,  che rende i tendini meno resistenti e che puo’ determinare dolore.

 

DIAGNOSI:

Per non ritardare il trattamento corretto e’ necessaria una diagnosi in tempi rapidi, il percorso diagnostico inizia con una accurata visita da un chirurgo ortopedico dedicato alle patologie della spalla che dopo aver eseguito la visita richiedera’ esami radiografici mirati ed eventualmente, in casi selezionati, una RM (almeno 1 tesla di potenza). E’ importante capire come una diagnosi ritardata o sbagliata puo’ allungare i tempi del trattamento.

 

TRATTAMENTO:

Una buona percentuale delle tendinopatie calcifiche della cuffia dei rotatori puo’ essere trattata  in modo conservativo con iniezioni di cortisone e con un programma riabilitativo mirato, al fallimento dello stesso la patologia potra’ essere risolta in modo mini-invasivo in artroscopia ovvero con 3-4 incisioni di circa 1 cm, questa tecnica permettera’ di evitare le grandi incisioni che si utilizzavano alcuni anni fa; l’artroscopia ha un ovvio vantaggio estetico ed inoltre determina meno dolore ed e’ piu’ precisa.

Dopo l’intervento i pazienti indosseranno un tutore per circa 7 giorni e successivamente inizieranno la riabilitazione con un terapista della riabilitazione dedicato alle patologie della spalla, tale percorso dura di norma da 1 a 3 mesi.

 

 

 

LE PATOLOGIE DEL CAPO LUNGO DEL BICIPITE:

 

DEFINIZIONE:

La patologia del CLB puo’ essere di natura traumatica (caduta sulla spalla, sul gomito o sulla mano) oppure di natura degenerativa dovuta al fisiologico invecchiamento dei tessuti che rendono i tendini meno resistenti in eta’ avanzata. La patologia traumatica e’ caratterizzata dalla SLAP Lesion ovvero una lesione della zona di ancoraggio del CLB alla glena e dalla Instabilita’, ovvero il CLB non e’ piu’ contenuto nel omonimo solco. La patologia degenerativa puo’ essere racchiusa nella tendinopatia ovvero una degenerazione che puo’ avere vari gradi di gravita’.

 

DIAGNOSI:

Per non ritardare il trattamento corretto e’ necessaria una diagnosi in tempi rapidi, il percorso diagnostico inizia con una accurata visita da un chirurgo ortopedico dedicato alle patologie della spalla che dopo aver eseguito la visita richiedera’ esami radiografici mirati ed una RM (almeno 1 tesla di potenza). E’ importante capire come una diagnosi ritardata o sbagliata puo’ compromettere il trattamento.

 

TRATTAMENTO:

La quasi totalita’ delle rotture del CLB puo’ essere trattata in modo mini-invasivo in artroscopia ovvero con 2-3 incisioni di circa 1 cm, questa tecnica permettera’ di evitare le grandi incisioni che si utilizzavano alcuni anni fa’; l’artroscopia ha un ovvio vantaggio estetico ed inoltre determina meno dolore ed e’ piu’ precisa.

Le tecniche maggiormente utilizzate sono:

 

-la tenodesi ossea ovvero l’ancoraggio del CLB nel solco bicipitale con una vite.

 

-la tenodesi ai tessuti molli ovvero la sutura del CLB alla cuffia dei rotatori.

 

-la tenotomia ovvero la sezione completa del CLB che di norma e’ riservata a quei casi in cui il CLB e’ molto degenerato ed ai pazienti over 50 anni.

 

Dopo l’intervento i pazienti indosseranno un tutore per circa 1 mese per rispettare la guarigione biologica dei tessuti riparati e successivamente inizieranno la riabilitazione con un terapista della riabilitazione dedicato alle patologie della spalla, tale percorso dura di norma dai 3 ai 6 mesi.

 

 

LA CAPSULITE ADESIVA:

 

DEFINIZIONE:

La capsulite adesiva e’ una infiammazione della capsula articolare che inizialmente determina:

-fase 1 del congelamento: dolore, principalmente notturno 

-fase 2 congelato: rigidita’ con notevole limitazione funzionale e difficolta’ nel vestirsi

-fase 3 scongelamento: la patologia si autolimita dopo circa 24 mesi

 

A grandi linee puo’ essere idiopatica (senza causa apparente) oppure secondaria (dovuta ad altre cause).

E’ interessante notare come la capsulite secondaria puo’ essere associata a patologie molto comuni come il diabete, le tireopatie (ipo-iper-tiroidismo), le patologie neurologiche (parkinson, epilessia), le patologie cardiache (interventi di by-pass), l’utilizzo di farmaci (ansiolitici, anti-ipertensivi, anti-ipercolesterolemia).

 

DIAGNOSI:

Per non ritardare il trattamento corretto e’ necessaria una diagnosi in tempi rapidi, il percorso diagnostico inizia con una accurata visita da un chirurgo ortopedico dedicato alle patologie della spalla che dopo aver eseguito la visita richiedera’ esami radiografici mirati. E’ importante capire come una diagnosi ritardata o sbagliata puo’ compromettere anche in modo irreversibile il trattamento.

 

TRATTAMENTO:

La quasi totalita’ delle capsuliti puo’ essere trattata in modo conservativo; a causa del dolore e’ preferibile eseguire come primo step un ciclo di circa 3 iniezioni intra-articolari di cortisone e successivamente, quando il dolore sara’ diminuito, si iniziera’ la riabilitazione che e’ preferibile eseguire in acqua (idroterapia). Il vantaggio dell’idroterapia e’ dovuto all’acqua calda e all’assenza di gravita’ che facilita il compito del riabilitatore e non scatena eccessivo dolore nel paziente. Circa il 3% dei pazienti resistenti a terapia avra’ la necessita’ di sottoporsi a un intervento chirurgico mini-invasivo in artroscopia per eseguire una capsulotomia, ovvero un’apertura di tutta la capsula articolare. Tale patologia richiede lunghi periodi riabilitativi anche fino ad 1 anno.

 

 

L'ARTROSI GLENO-OMERALE:

 

DEFINIZIONE:

Per artrosi si intende la degenerazione della cartilagine di un’articolazione.

La spalla puo’ essere affetta da un’artrosi definita concentrica 

caratterizzata dall’integrita’ della cuffia dei rotatori e da un’artrosi di tipo eccentrica caratterizzata da un’insufficienza della cuffia dei rotatori.

 

DIAGNOSI:

Per non ritardare il trattamento corretto e’ necessaria una diagnosi in tempi rapidi, il percorso diagnostico inizia con una accurata visita da un chirurgo ortopedico dedicato alle patologie della spalla che dopo aver eseguito la visita richiedera’ esami radiografici mirati eventualmente una TC con ricostruzioni tridimensionali. E’ importante capire come una diagnosi ritardata o sbagliata puo’ compromettere anche in modo irreversibile il trattamento.

 

TRATTAMENTO:

L’artrosi di grado iniziale puo’ essere trattata con la riabilitazione e con iniezioni di acido ialuronico ovvero un lubrificante che ha l’obiettivo di diminuire il dolore e migliorare il movimento.

L’artrosi di grado avanzato puo’ essere trattata con l’impianto di una protesi anatomica (nell’artrosi concentrica con cuffia dei rotatori integra) oppure con una protesi inversa (nell’artrosi eccentrica con cuffia dei rotatori insufficiente).

 

In alcuni casi particolari e’ possibile utilizzare delle protesi mini-invasive.

Dopo l’intervento i pazienti indosseranno un tutore per circa 1 mese per rispettare la guarigione biologica dei tessuti riparati ma inizieranno in tempi brevi la riabilitazione con un terapista della riabilitazione dedicato alle patologie della spalla, tale percorso dura di norma dai 3 ai 6 mesi.

 

 

L'INSTABILITA' GLENO-OMERALE:

 

DEFINIZIONE:

L’instabilita’ gleno-omerale chiamata anche lussazione gleno-omerale e’ caratterizzata dalla perdita dei rapporti articolari tra la testa dell’omero e la glena. L’instabilita’ puo’ essere di natura traumatica oppure di natura non traumatica, le lussazioni colpiscono generalmente pazienti giovani.

L’instabilita’ puo’ essere anteriore (la piu’ frequente), posteriore ed inferiore.

 

DIAGNOSI:

Per non ritardare il trattamento corretto e’ necessaria una diagnosi in tempi rapidi, il percorso diagnostico inizia con una accurata visita da un chirurgo ortopedico dedicato alle patologie della spalla che dopo aver eseguito la visita richiedera’ esami radiografici mirati, eventualmente una artro-RM (almeno 1 tesla di potenza) ed in alcuni casi una TC con ricostruzioni tridimensionali (per valutare il deficit osseo della glena e dell’omero). E’ importante capire come una diagnosi ritardata o sbagliata puo’ compromettere anche in modo irreversibile il trattamento.

 

TRATTAMENTO:

Dopo il primo episodio di lussazione gleno-omerale e’ possibile un trattamento conservativo caratterizzato dalla immobilizzazione con tutore idoneo. In alcuni pazienti si verificano piu’ episodi di lussazione gleno-omerale (recidive), tali pazienti sono candidati ad un trattamento chirurgico. Quando la lussazione ha determinato la rottura delle sole strutture molli (capsula, legamenti e labbro glenoideo) puo’ essere trattata in modo mini-invasivo in artroscopia ovvero con 3-4 incisioni di circa 1 cm.

 

Quando la lussazione ha determinato la rottura delle strutture molli associata a quella delle strutture ossee (quadro tipico delle lussazioni recidivanti) puo’ essere trattata con tecnica a cielo aperto secondo Latarjet (trasposizione della coracoide).

 

Dopo l’intervento i pazienti indosseranno un tutore per circa 1 mese per rispettare la guarigione biologica dei tessuti riparati e successivamente inizieranno la riabilitazione con un terapista della riabilitazione dedicato alle patologie della spalla, tale percorso dura di norma dai 3 ai 6 mesi.

 

 

ROTTURA DEL TENDINE DEL GRAN PETTORALE:

 

DEFINIZIONE:

La rottura del gran pettorale è un evento raro, che coinvolge principalmente i sollevatori di pesi, è dovuta ad una contrazione eccentrica.

 

DIAGNOSI:

La rottura determina dolore e deformità del petto, è necessario eseguire le radiografie dell'omero per valutare un eventuale distacco osseo ed una RM (almeno 1 tesla di potenza). E’ importante capire come una diagnosi ritardata o sbagliata puo’ compromettere il trattamento.

 

TRATTAMENTO:

La rottura tendinea deve essere trattata chirurgicamente con la riparazione a cielo aperto.

 

Dopo l’intervento i pazienti indosseranno un tutore per circa 1 mese per rispettare la guarigione biologica dei tessuti riparati e successivamente inizieranno la riabilitazione con un terapista della riabilitazione dedicato alle patologie della spalla, tale percorso dura di norma dai 3 ai 6 mesi.

 

 

 

LE ALTERAZIONI DELL'ARTICOLAZIONE SCAPOLO-TORACICA:

 

La spalla e’ caratterizzata da una “falsa” articolazione, quella tra scapola e torace.

Questa struttura e’ fondamentale per il corretto funzionamento della spalla, infatti una sua alterazione ne compromette inevitabilmente la biomeccanica, basta sapere che sulla scapola si inseriscono ben 17 unita’ muscolo-tendinee.

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